venerdì 12 aprile 2024

Antichi ricordi

 
 antichi ricordi

Ora ho 83 anni. Tuttavia ho ancora vivi in mente alcuni ricordi della mia primissima infanzia. Roma fu bombardata dagli alleati più volte, non ricordo più quante di preciso, allora ero molto piccolo e non badavo a certe cose. Tuttavia due episodi mi sono restati talmente impressi che il loro ricordo mi pare ancora, a distanza di tanto tempo, recentissimo (curiosi effetti di contrazione/dilatazione del tempo nella memoria umana).
Il primo ricordo inizia con il suono lacerante di una sirena che già sapevo che annunciava un bombardamento. Mia madre, con mia sorella Anna in braccio e trascinando me per mano si è precipitata fuori di casa comunicandoci il suo terrore.
Ricordo benissimo una trafelata corsa per tutta la lunga via Amerigo Vespucci verso via Marmorata e piazza dell’Emporio. A piazza dell’Emporio c’era il “ricovero”. Questo era stato ricavato da spaziose caverne aperte al di sotto della sovrastante collinetta che ci avrebbe protetti e i suoi due o tre ingressi erano chiusi da grandi porte sconnesse di legno. Ricordo che entrammo là dentro e furono chiuse le porte. Ricordo un ambiente oscuro, con molte persone alte in piedi tutt’intorno a me, in attesa. Ricordo la luce del giorno che filtrava dalle sconnessure della porta e illuminava assai scarsamente l’ambiente oscuro, dove solo la presenza della nostra mamma ci dava coraggio in mezzo a tanti sconosciuti fermi in piedi nell’oscurità. Poi il rumore degli aerei ed il lontano fragore delle bombe.
Qui finisce il mio primo ricordo poiché il seguito doveva essere assai banale. Ci sarà stata, immagino, la riapertura delle porte e lo sciamare di tutti verso casa; ma questo non me lo ricordo.
    Il secondo ricordo dell’epoca doveva certamente essere vicino al primo, anche se non so assolutamente collocarlo nel tempo.
Di nuovo la sirena ululante con l’annuncio dell’imminente bombardamento. Per qualche ragione la mia mamma dovette ritardare la corsa verso il solito ricovero di piazza dell’Emporio. Comunque, quando uscimmo precipitosamente da casa la mamma disse che era troppo tardi per raggiungere il ricovero. Allora decise di trascinarmi, sempre con mia sorella in braccio, verso il lungotevere Testaccio che era molto vicino casa nostra (abitavamo in Via Florio 4 dove lei era portinaia; allora si diceva portiera). Scavalcammo in fretta il basso muretto che corre lungo tutto il lungotevere e ci accucciammo in terra a ridosso del muretto stesso. Pochissimo dopo arrivò il rumore degli aerei, molto sopra di noi, volando in formazioni serrate e ordinate. Io li guardai passare, del tutto inconsapevole all’epoca, della morte e della distruzione che portavano seco come pure del mortale pericolo per noi di sotto.
    Adesso, ripensando a quei lontani episodi, non posso fare a meno di pensare che su quegli aerei c’erano persone dell’età del mio papà, che andavano ad uccidere dei bambini non loro e delle mamme, non loro mogli con dei vecchi, non loro padri. Mentre il mio papà, in artiglieria contraerea, combatteva a sua volta una guerra insensata, come tutte le guerre, contro altri papà con bambini che a casa loro attendevano trepidanti il loro ritorno assieme alle loro mamme. Proprio come facevamo noi. Ecco l’abominio dove le nazioni e gli irresponsabili e criminali governi portano con la forza i loro popoli al macello come un gregge di pecore al mattatoio. Qualcuno obietterà: ma allora, secondo te, si doveva lasciare campo libero al folle Hitler, che occupasse tutta l’Europa e sottomettesse tutte le nazioni; che continuasse indisturbato la strage di ebrei? Ribatto: non si è forse lasciato campo libero a Stalin di compiere tutti i suoi sterminii e tutte le sue terribili deportazioni di grandi masse di persone delle quali ora nessuno parla; a Tito di compiere le sue stragi etniche col terribile sistema delle foibe e con la copertura del PCI di Togliatti; a Harry S. Truman di gettare bombe atomiche su inermi città giapponesi invece di dare una semplice dimostrazione di potenza in mare?
Dice il Vangelo, per quanto poco valga, se ti danno uno schiaffo su una guancia, tu porgi anche l’altra guancia. Certamente questo spirito è piuttosto lontano dalla comune mentalità umana. Ma il tempo è un gran medico e “a livella”, come la chiamava il grande Totò, mette poi fine ai grandi criminali mentre l’avanzare del progresso ed il trascorrere inesorabile del tempo, appiattisce e cancella ogni ideologia, per quanto importante essa sia e con essa le sue conseguenze. Purtroppo noi siamo uomini. Il nostro retaggio di morte ci mette fretta di concludere, inconsciamente, prima che la nostra morte avvenga.
Le ragioni delle guerre sono le più disparate, ma alla fine è proprio questa la ragione prima e ultima di qualsiasi guerra. La fretta di vedere i risultati che desideriamo, prima della nostra inevitabile morte in quanto, dopo, la cosa non è che ci interessi poi più di tanto; anzi proprio per niente affatto.

Francesco Aspromonti

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