domenica 28 aprile 2024

cervelli organici in rete

Cervelli organici connessi in rete. Tempo addietro ho letto, tramite Twitter, un breve post ove si descrive un esperimento nel quale, i cervelli di due ratti, connessi via radio tramite un’opportuna interfaccia, cooperano nella soluzione di un semplice problema, quale individuare un pulsante da premere per avere del cibo. E’ risultato che uno dei due ratti, addestrato a premere il giusto pulsante ha trasmesso “telepaticamente” all’altro ratto, non addestrato, quale pulsante premere dalla sua parte. I futuri sviluppi prevedono la possibilità di connettere in rete tra loro molti cervelli organici per realizzare un unico mega-computer organico. Com’è ben noto, la scienza in sé non è malvagia, tuttavia, l’uomo può utilizzare le scoperte e le invenzioni sia in modo benigno, cioè utili all’umanità e portatori di nuovo benessere e nuova ricchezza, sia malvage, cioè nuove applicazioni militari e nuove armi di distruzione di massa. Ma in questo caso particolare, ciò che è intrinsecamente malvagio è proprio quest’idea dell’utilizzo di cervelli, di ratti in prima battuta, ma poi? Non c’è il minimo dubbio che la malvagità dell’uomo possa esplorare anche il lato oscuro di questa scoperta, portandolo fino alle più estreme conseguenze e magari, invece di dare una ricompensa ai cervelli che dovrebbero risolvere un qualche problema, utilizzare il dolore, sempre più forte e sempre più continuo, per obbligare la rete di cervelli organici a lavorare più in fretta possibile. E’ vero che il cervello in sé è un organo che non sente il dolore, tuttavia è in grado, come ben sappiamo tutti, di provare il dolore e certamente si installerebbe un apposito “organo del dolore” collegato ad uno o più cervelli per far arrivare alla rete la sensazione di dolore proveniente da quell’organo apposito che potrebbe venire in qualche modo stimolato all’orribile scopo. Lessi, molti anni or sono, un romanzo di fantascienza che narrava di un qualcosa di simile, anche se in quel romanzo non si faceva riferimento a cervelli organici, tuttavia, la rete di quei “cervelli” era sottoposta ad una pressochè continua sensazione di forte dolore per costringerli a lavorare di più. La lettura di quel romanzo mi ha inorridito ma ho tirato, all’epoca, un sospiro di sollievo al pensiero che i nostri computer inorganici non conoscono il dolore, ma ora, questa notizia mi fa rabbrividire e pensare che la malvagità umana, nel nome della scienza, non ha limiti né confini. Ritengo giunto il momento di mettere un forte freno allo sviluppo tecnologico e vietare, con leggi internazionali, questo tipo di sperimentazione. Ma ho paura che ci sarà qualche governo di qualche nazione che in barba ai divieti poi operi proprio in questo senso. E adesso, pover’Uomo?

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